Questa notte ho sognato che finivo in un gioco a quiz. Era Chi vuol essere milionario. Anzi, non proprio, era Milionerzy che in polacco significava più o meno “Chi vuol essere milionario? Io! Io! Io!”. Ma che loro abbreviavano in Milionerzy.
Solo che il vincitore prendeva un milione di zloty, che sono meno di 300 mila euro.
Più o meno il sogno è iniziato così:


Il conduttore polacco, Jerryz Scottinsky, mi accoglie simpaticamente. È tutto un farsi i complimenti. Io lo trovo più magro, più biondo, più intelligente. E glielo dico. Anche lui mi risponde che mi trova più magro e più biondo. “Ma non mi hai detto più intelligente, Jerryz!”. “Lo so!”.
Il pubblico ride, apprezza il nostro siparietto.
Ora Jerryz riprende il suo solito aplomb e spiega al pubblico polacco chi sono e da dove vengo. I sorrisi del pubblico si spengono a poco a poco e comincio a notare sguardi d’odio. Tra le parole di Jerryz riconosco Polonia, nazismo, invasione.
“Jerryz, stai parlando male di me?” – gli chiedo preoccupato.
“Sì! – mi risponde bonario come sempre – fossi in te non mi farei vedere in giro da solo! Ti dispiace se ora le domande te le farò in polacco?”
“Ma figurati Jerryz! È come una seconda lingua per me.”
La prima domanda mi sembra subito impegnativa.

Skąd pochodził Conan Barbarzyńca?
• A: z Rivii       • B: z Oz
• C: z Mordoru     • D: z Cimmerii

“Fammi riflettere, Jerryz. Non farmi fretta. Sì, l’ho visto il fim. Ma sono un po’ indeciso tra la prima, la seconda, la terza e la quarta. In pratica non la so. Ma come si dice? Partiamo in quarta! E allora vada per la quarta!”
Un boato del pubblico mi accoglie non appena Jerryz dice che la risposta è esatta.
La seconda domanda è più sulle mie corde.

Odrażający drab z Kabaretu Starszych Panów dubeltówkę weźmie, wyjdzie i…:
• A: rach-ciach!     • B: buch, buch!
• C: z rur dwóch     • D: bum w brzuch

“Questa la so, Jerryz! Ci potrei scommettere le tue enormi chiappone. La risposta è sicuramente buch, buch!”
Buch, buch! Buch, buch! – ripete tutto il pubblico quando vede accendersi la luce verde sulla risposta.
Li ho conquistati, non c’è che dire. Ora capisco cosa intendeva Jerryz quando mi ha presentato. Ho la Polonia nelle mie mani. Ora sto pensando alla Danimarca.
Jerryz mi consiglia di non distrarmi e rimanere concentrato perché la strada è ancora lunga. Ma lo dice in polacco ed io non capisco un cazzo. Questo però nessuno lo ha ancora capito.

Komiksowym “dzieckiem” rysownika Boba Kane’a jest:
• A: Superman      • B: Batman
• C: Spiderman     • D: Captain America

So la risposta! – penso io – ma è sicuramente sbagliata. Capisco che rispondere di getto Spiderman solo perché da piccolo portavo il suo costumino di carnevale, anche quando non era più carnevale, non farà di questo la risposta corretta. Fingo di concentrarmi sulla domanda mentre sto pensando a come allacciare le polacchine. Non gli stivaletti, ma proprio a come rimorchiare giovani ragazze polacche.
Ma Jerryz mi ricorda che sto giocando per un milione di zloty, quindi faccio la faccia di chi ha capito che non ci ha capito un cazzo (più o meno è questa qui) e rispondo “Batman! Ha il vestito più figoso!”.
“Risposta esatta!”

Le domande si susseguono a raffica. Passo la terza e la quarta chiudendo gli occhi e indicando le risposte a caso sul monitor con il dito. Il pubblico comincia a credere che io abbia poteri taumaturgici e mi chiede di imporre le mani su di loro. Ovviamente scelgo solo persone particolarmente interessanti, anche se in alcuni casi scatta la denuncia per molestie. Vedi a fare del bene?
Per la quinta domanda uso la telefonata a casa. Non che non sapessi la risposta, ma volevo avvertire che non sarei tornato per cena ovviamente.
Sulla sesta domanda sono in dubbio tra due risposte. Uso il cinquanta e cinquanta e vengono scartate proprio quelle due. Rimango un po’ smarrito ma risolvo brillantemente usando il metodo dell’ambarabaccicicoccò. E passo pure quella.
Alle altre domande non nascondo di aver risposto un po’ a culo.

Siamo quasi alla fine. Mancano due domande. Jerryz e il pubblico mi invitano a prendere i soldi e scappare. Nessuno crede nelle mie possibilità. Io decido di continuare, se non altro perché non capisco una parola di quel che dicono.
Jerryz mi legge la domanda da 500mila zloty.

Rybą nie jest:
• A: świnka          • B: rozpiór
• C: krasnopiórka    • D: kraska

“Roba forte, Jerryz! Questa è roba forte sul serio – dico mentre mi tracanno un’intera bottiglietta di Becherovka offerta dal pubblico – Comunque la risposta è ovviamente Kraska, caro Jerryz.”
“L’accendiamo?”
“Cos’è? Non capisci quando parlo?! – gli rispondo, ormai completamente ubriaco – Accendi quella cazzo di lucetta!”
Non faccio in tempo a festeggiare che vomito sull’assegno da 500mila zloty. Ora il prezioso pezzetto di carta è inutilizzabile e decido di provare la domanda finale. Prima però mi concedo qualche minuto sulla tazza di un water polacco, così per rilassarmi.

Al mio rientro l’atmosfera è tesissima. Diverse persone del pubblico la stanno tagliando a fette e mangiando accompagnata con fette di pane.
Jerryz tira un bel respiro e mi legge l’ultima domanda. È breve ma non semplice come potrebbe sembrare.

Kto jest mistrzem tego samego oręża, w jakim specjalizowała się mitologiczna Artemida?
• A: Zorro         • B: Legolas
• C: Don Kichot    • D: Longinus Podbipięta

A questa domanda, tutta la mia vita mi passa davanti. Ma con la pubblicità nel mezzo.
Decido di utilizzare l’ultimo aiuto disponibile, quello del pubblico. Jerryz spiega qualcosa nella loro assurda lingua e tutti cominciano a premere i loro pulsantini.
Il risultato è praticamente unanime. Il 99% ha risposto Zorro. Solo un 1% ha risposto Legolas.
Mi guardo intorno contrariato. “Chi cazzo ha risposto Legolas?” domando.
Sento una vocina rispondere “Io”. È lui. Capisco che c’è del genio in quegli occhi e decido di dargli retta.
“È Legolas, Jerriz!”
La luce verde si accende e il pubblico esulta. E anch’io sono abbastanza felice.
L’omino del pubblico corre da me. Vuole l’assegno. Ora lo riconosco e lo colpisco con la sedia. Finalmente posso festeggiare insieme ai miei nuovi amici polacchi. Devono essersi dimenticati quella storiella sull’invasione perché mi acclamano a gran voce. Io alzo le braccia al cielo e cito Sylvester Stallone in Rocky 4: “Perché se io posso cambiare… e  voi potete cambiare… tutto il mondo può cambiare!”.

lunedì, 07 aprile 2008
Sabato sono andato in un pub ferrarese che non frequentavo da tempo. E credo abbia fatto la stessa cosa quasi tutta la cittadinanza ferrarese perché il locale era desolato. Sono uscito con alcuni amici e con la mia bronchite. In pratica parlo come Kunta Kinte.
I miei amici avevano voglia di birre strane. La prima cameriera si è presentata con i listini e con le palle sotto braccio. Le abbiamo chiesto che birra ci consigliasse. Lei – ci ha detto in malo modo – non ne sa niente. E fine. Ho scelto a caso la mia birra. Ho scelto una schifezza, ovviamente.
Poi però mi è venuta voglia di… qualcosa di buono. Un’occhiata al listino ed infine mi sono deciso ad affrontare l’esperta di birre.
E invece si è presentata una seconda cameriera. Bella e felice. Felice di essere bella, immagino. E mentre si avvicinava, nel locale è risuonato My heart will go on e io ho pensato di rapirla e di imbarcarci insieme su una nave. Solo che io col cazzo che non salivo su quella porta galleggiante e lasciavo solo lei a salvarsi!
Ma tornando alla cameriera bella e felice, le ho chiesto se quel dolce con crema, cioccolata e panna montata chiamato Banana split… contenesse banane. Non so perché. Non sono allergico e non mi dispiacciono neanche, solo che nel frigo di casa mia gira da una settimana una banana ormai marrone e l’idea di mangiarne una mi nauseava. Bella e felice si è così offerta di andare a informarsi meglio sul contenuto del dolce e poi è tornata con la risposta che tutti vorrebbero sentirsi dire: sì, c’è la banana ma io ti sposo lo stesso. O era: sì, c’è la banana ma se vuoi non la mettiamo. Mi sa che era la seconda. E così ho preso una Banana split senza banana.

Mi raccomando, fate così anche voi. Prendete, non so, una pizza acciughe e capperi senza acciughe e capperi. Oppure un hot dog senza würstel. È la moda del momento e la gente vi guarderà come Michele, l’intenditore del whiskey. Un rompicoglioni.

E mentre assaporavo la mia Banana split senza banana, un bel scarafaggione risaliva la scala di fianco al nostro tavolo (ecco perché non vi dico il nome del locale). Beh… era ora di andarcene da lì. Il rude proprietario del locale alla cassa voleva pure sapere che tavolo eravamo per poterci fare il conto.
Cosa avrei mai potuto rispondergli?
a) Ha avuto tre clienti questa sera… vuole provare a indovinare?
b) Quello là… di fianco allo scarafaggio!
c) Ora ho capito dov’è finita la banana che mancava nel mio dessert…

Antartide. Si stacca un iceberg grande sette volte Manhattan. Ora si sta dirigendo verso Manhattan. Vuole vedere se è vero.

Ci arrampicammo su per la montagna. Piante e arbusti coprivano completamente il vecchio sentiero dove si riconoscevano a malapena alcune mie orme lasciate qualche tempo prima. Il medico che mi seguiva, seppure più giovane di me di parecchi anni, respirava a fatica e si lamentava continuamente del sentiero impervio. Continuava a rinfacciarmi la follia di questa impresa e di non avermi chiesto più soldi per l’avermi accompagnato.
In un’altra occasione l’avrei pestato a sangue e strangolato con il suo stesso stetoscopio, ma ora avevo più che mai bisogno del suo aiuto, così gli allungavo la mano ogni volta che inciampava per il sentiero e portavo il suo zaino quando vedevo la fatica diventargli insostenibile.
Non mi era facile ritrovare la strada, la pioggia del giorno prima aveva confuso i segnali che avevo lasciato in precedenza; qualche pezzo di stoffa legato ad un ramo mi rassicurava di tanto in tanto, ma a volte passavano anche ore prima di ritrovarne un altro. Ovviamente dovevo dire al mio compagno di viaggio che sapevo benissimo da che parte stavamo andando e che saremmo arrivati di lì a poco. In realtà sarebbe arrivato in breve tempo il momento in cui avrei dovuto usare la forza per costringerlo ad andare avanti.

«È da stamattina che camminiamo! Tra poco verrà buio, è una follia continuare!», mi gridò, piantando i piedi a terra come un bambino.
«Siamo quasi arrivati, non possiamo fermarci proprio ora».
«Me l’ha già ripetuto troppe volte! Se continuiamo così finiremo per ammazzarci, proprio come probabilmente sarà già…». C’erano due o tre tasti che quell’imbecille non avrebbe dovuto toccare per non farmi perdere la pazienza, e lui li stava premendo bene bene come neanche un bravo pianista sarebbe riuscito a fare.
Gli presi la testa e gliela infilai tra le ortiche. Solo quando cominciò a piangere dal dolore lo tirai fuori da lì. Gli bagnai la faccia e gli rispiegai la situazione.
Io dovevo portarlo là in cima. Avevo bisogno di lui e nessun altro poteva accompagnarmi. Nessun altro doveva sapere da dove venivo, sebbene in molti, giù in paese, mi avevano guardato strano quando arrivai, completamente distrutto, nel cuore della notte. Il giovane dottore smidollato era la mia unica speranza di mantenere la promessa fatta e ogni minuto che passava poteva rendere inutile tutta quella fatica.
A quel punto il dottore capì che non ero un tipo predisposto alla trattativa e smise di chiedermi delle pause o più soldi, ma cominciò ad ansimare rumorosamente, come per farmi intendere tutto il suo disappunto.
Quando la luce fu ormai troppo poca per continuare, ci fermammo in una piccola radura. Mangiammo qualcosa e il dottore si addormentò quasi subito. Gli legai la caviglia al mio polso e cercai di dormire.

Siamo nascosti qui da due giorni. Abbiamo ridotto i movimenti al minimo per non farci vedere. D’altra parte ci sarebbe quasi impossibile muoverci liberamente sulla cime di questo dirupo. Controlliamo ogni movimento che avviene nella villa più in basso. Lui mi sta affianco e annota ogni parola. Sappiamo cosa fanno e a che ora la fanno. Sappiamo che sta per arrivare e che batteranno la zona con gli elicotteri. Ma noi saremo come fantasmi e non sapranno mai niente di noi.
Sento il terreno cedere di sotto. Scivolo giù per alcuni metri ma riesco ad aggrapparmi a delle rocce. Lui non lo riesco a vedere. Mi sporgo di sotto e lo vedo più in basso. È in una posizione innaturale, come un burattino gettato a terra. Gli dico di tenere duro.

Sentii il filo legato al polso tirare. Diedi uno strattone e l’uomo cascò per terra, cominciando a imprecare contro di me. Gli dissi che ora sapevo da che parte andare e che saremmo arrivati tra poco.
Camminammo ancora un paio di ore. Non mancava più molto, ma la strada era impervia e la salita ci rallentava. A pochi metri metri dalla cima ritrovai il suo corpo. Si era spostato per cercare riparo ma alla fine non ce l’aveva fatta. Il mio compagno, l’unico amico che avessi potuto avere con questo lavoro del cazzo, era morto.
Cominciai a piangere, seduto su una roccia. Non ero riuscito a mantenere la promessa.
«Ho fatto tutto il possibile, lo capisci? Ho dovuto scegliere tra aiutare il mio compagno o portare a termine la missione. E non sono riuscito in nessuna delle due!».
Il giovane dottore si chinò sul corpo senza vita del mio compagno.
«Anche se fossimo arrivati ieri non ci sarebbe stato niente da fare. Le ferite erano troppo gravi. Ma di che missione sta parlando?»
Gli indicai la valle sotto di noi.
«La villa del presidente! Volevate uccidere il presidente?”.
Raccolsi le ultime forze per prendere la pistola dallo zaino e gli sparai. Era tempo di andare.

Lunedì, 17 marzo 2008

Venerdì sono andato a fare i raggi al dito. In mezzo a tutti quei vecchietti ingessati, fasciati e doloranti, mi sentivo quasi in colpa a stare lì. Per punizione sono rimasto in piedi tutto il tempo anche se c’erano sedie libere.
Immagino che anche per la radiologa che mi ha visitato dev’essere stato un sollievo trovare un caso facile dopo tutti quegli anziani disastrati. Talmente semplice che, dopo la prima lastra, quando è venuta a farmi la seconda si è ricordata solo allora di mettermi la protezione di piombo sulle parti ehm ehm intime.

– Forse era meglio metterlo anche prima, vero?
– In effetti…
– Pensi che mi verrà fuori un figlio con tre teste? Sarà un casino riuscire ad abbracciarlo. E quanto spenderò di shampoo poi…

Stringetevi attorno al fuoco e fate attenzione alla storia che vi sto per raccontare, perché le parole che sentirete sono state tramandate da padre in figlio per intere generazioni. Finché non sono arrivate su Wikipedia e lì sono rimaste per ricordare ed ammonire i posteri su ciò che è stato.
E non dubitate di ciò che sentirete. Io stesso ho visto, proprio sabato scorso, il terrore negli occhi di Francesco Bianconi, cantante dei Baustelle, nel sapere che il giorno dopo, sullo stesso palco, sarebbero volate teste di maiale e il sangue sarebbe scorso a fiumi. C’era odore di paura. Stavano arrivando i Mayhem (Ooohh….)!

Era il 1984 e in una lontana terra del nord, il giovane Euronymous vagava solitario con la sua chitarra per le lande desolate. Dopo aver lasciato la sua prima band, i Lego, niente sembrava ridargli il suo bel sorriso di una volta. Fino a quando non incontrò due nuovi amici, il bassista Necrobutcher e il batterista Manheim. Insieme formarono i Mayhem e composero i loro primi brani. I critici musicali, a cui piaceva etichettare la musica, li definì un gruppo Black metal. I Manheim preferirono mangiarsi le etichette e alcuni critici. Nacquero così alcune strane leggende sul loro conto. Successivamente, Euronymous decise di far cantare alcuni nuovi amici, Messiah e Maniac.

Nonostante i primi successi commerciali, per la band non sembrava esserci pace. Euronymous incontrò un giovane cantante, Dead. “Perfetto!” esclamò Euro, sei dei nostri. Poi si imbatté nel battterista Hellhammer, un tipino tutto pepe che faceva l’inserviente in un manicomio. “Perfetto!”, ribadì nuovamente Euro. Dei cari vecchi Messiah, Maniac e Mayhem nessuno seppe più niente…

Euronymous trovò in Dead non solo un buon cantante, ma anche un grande amico e compagno di giochi. Certe notti, i nostri due amavano passeggiare nei boschi per sparare agli uccellini o tormentare qualche gatto con il coltello.
E anche la band poteva finalmente esprimersi al meglio. Durante i loro concerti venivano impalate alcune teste di maiale che venivano poi lanciate sul pubblico in delirio. Dead poi non disdegnava tagliuzzarsi varie parte del corpo e lasciando il sangue scorrere davanti al pubblico. Se qualcuno se ne andava disgustato, quello non era un vero fan dei Mayhem. Questa si chiama coerenza.

Ma i Mayhem non erano solo rose e fiori. Qualcuno insinuò che nel retrobottega del piccolo negozio di musica di Euronymous si nascondesse l’organizzazione Inner Circle, un gruppo di amici che si dividevano tra roghi a chiese, profanazione di tombe e qualche rissa contro band rivali ritenute incoerenti o rammollite.
Forse non fu un buona scelta, per Euronymous, quella di prendere con sé il giovane Varg Vikernes, detto Count Grishnackh. Particolarmente “attivo” nell’Inner Circle, il Conte divenne anche bassista della band.
Dopo un paio di settimane regalo dei proiettili a Dead. Un giorno, rientrando a casa, Euronymous trovo il cadavere di Dead, morto suicida. Accanto a sé lasciò un educato biglietto con scritto “Scusate per tutto il sangue”. Su cosa fece Euro dopo aver trovato il cadavere rimane avvolto nella leggenda. Sicuramente fotografò il cadavere per metterlo sulla copertina del loro prossimo disco. Alcuni dicono si sia mangiato alcune parti del cervello e ne abbia fatto degli amuleti per sé e i suoi amici più cari.
Brrrrr… (NdR)

Un paio d’anni dopo, il Conte si fece accompagnare da un amico a casa di Euronymous. Chiese a Euro perché volesse ucciderlo e poi l’accoltellò a morte. Il Conte disse che si trattò di autodifesa. La polizia, vuoi per i suoi precedenti non pulitissimi, vuoi perché trovarono nella sua macchina tre coltelli, una mazza da baseball, una baionetta e un’ascia, non credettero alla sua storia e l’arrestarono.
Il Conte uscirà quest’anno di prigione. Ve lo dico, casomai voleste proteggervi.

Tutti sembravano dare per spacciati i Mayhem. Tutti tranne il batterista Hellhammer, che “riesumò” (ehm ehm…) Necrobutcher e Maniac, più un nuovo chitarrista, tale Blasphemer. Maniac, apprezzato come sempre, venne poi sostituito da un nuovo cantante: Attila Csihar.
Tutto ora sembrava filare liscio. Forse i Mayhem hanno veramente messo la testa a posto. Forse. Solo che la testa era quella di una pecora morta, sfuggita dal coltello di Maniac, che colpì accidentalmente la testa di un fan.

Ma i Mayhem sono fatti così. Come si fa a non volergli bene?

Venerdì, 07 marzo 2008

Oggi esce il nuovo film di Carlo Verdone, dopo una massiccia promozione pubblicitaria. Solo io avevo la sensazione che Verdone potesse piombarmi in casa da un momento all’altro?

Una giovane copilota di 24 anni ha salvato 131 passeggeri durante un difficile atterraggio di un Airbus della Lufthansa. Le è bastato rimettere le mani sulla cloche.

Minacce di morte dagli estremisti islamici a Harry Potter. Dopo l’anatema del Papa, ora anche questo. Prima o poi qualcuno dovrà dirglielo che Harry Potter non esiste veramente.

Gustavo Selva condannato a 6 mesi, Mastella non si ricandida e Corona minaccia di lasciare l’Italia. Direi che è abbastanza per passare un bel uichend.

La cosa più emozionante del mio lunedì sera?
“Ma sì, dai. Metto del gelato su questa torta di mele.”

Si vede un occhio azzurro su un piccolo schermo. Sotto su una superficie metallica si legge la scritta VOIGHT-KAMPFF. Sopra e lateralmente allo schermo c’è pannello luminoso, un contatore registra le fluttuazioni dell’iride.

Lo strumento è situato su un tavolo tra due uomini. L’uomo che sta parlando è alto e sembra un tipo un po’ sbandato. Sulla tasca della sua camicia c’è scritto “SIMCAM”. Indossa un’uniforme da grafico e le sue mani rivelano una certa agitazione. Nonostante l’ambiente sia caldo, sembra avere molto freddo.

L’uomo che gli è di fronte è magro, la guance scavate e veste in grigio. Efficiente e distaccato sembra un poliziotto o un contabile. Il suo nome è HOLDEN tranne per il volto sudato sembra non avere emozioni.

La stanza è rossa e bianca. In alto a destra c’è una piccola foto dei Beatles e sotto c’è una scritta “commenti recenti”. Sul soffitto compare una scritta più grande “Portapo58″ e alcune frasi stupide si alternano ossessivamente.

SIMCAM
Okay, devo dire qualcosa?

Holden non risponde. Sta centrando l’occhio di Leon con la sua strumentazione.

SIMCAM
Divento un po’ nervoso quando faccio questi test.

HOLDEN
Non muoverti.

SIMCAM
Scusa.

Simcam prova a rimanere immobile ma non riesce a trattenere un sorriso demente.
SIMCAM
Ho già fatto un testo Q.I. su internet
ma non avrei mai pensato di doverlo fare…
       
HOLDEN
(interrompendolo)
Il tempo di reazione è un fattore importante in questo test, per cui fa più attenzione. Rispondi più velocemente possibile.
 
SIMCAM
Ah! Hogiàfattountestoqisuinternetmanonavreimaipensatodidoverlofare…

HOLDEN
Devi rispondere velocemente alle mie domande,
non dire sciocchezze velocemente.

Simcam serra le sue labbra e annuisce con il capo ansiosamente. La voce di Holden è fredda e pressante.
       
HOLDEN
Sei in un deserto, cammini da solo sulla sabbia,
quando improvvisamente guardi in basso e vedi una…

SIMCAM
Quale?
 
È solo una timida interruzione, appena udibile.
HOLDEN
Come?

SIMCAM
Quale deserto?

HOLDEN
Non fa nessuna differenza! È solamente una ipotesi!
       
SIMCAM
Ma come ci sono capitato lì?
       
HOLDEN
Forse ti sei stancato di tutto,
forse stai cercando te stesso… chi può dirlo…

SIMCAM
Brutta storia…

HOLDEN
Allora guardi in basso e lì vedi una testuggine. Si muove verso te…
       
SIMCAM
Una testuggine. Che cos’è?
       
HOLDEN
Sai cos’è una tartaruga?
       
SIMCAM
Sì! Ma di acqua o di terra?

HOLDEN
È la stessa cosa.

SIMCAM
No, non lo è. Ci sono quelle di mare grandi, grandi;
quelle d’acqua piccole e verdi,
quelle di terra che pesano 3 tonnellate, quelle da giardino…

HOLDEN
Possiamo continuare il test?

SIMCAM
Come no. Comunque da bambino avevo quelle d’acqua.
Una però mi è fuggita ed è caduta dal quarto piano…

Si accorge che Holden comincia a spazientirsi.
       
SIMCAM
E non è neanche morta! Ma credo di aver capito cosa vuoi dire.

HOLDEN
Tu prendi la tartaruga e la rivolti sul suo dorso.
 
Centrando meglio l’occhio sul suo soggetto, Holden osserva i contatori sul Voight-Kampff. Uno degli indici trema leggermente.
       
SIMCAM
Le prepari tu queste domande, signor Holden,
o c’è qualcuno che le scrive per te?

HOLDEN
No, le ha scritte Philip Dick.

Holden continua sempre più incalzante.
       
HOLDEN
La tartaruga giace sul suo dorso, la sua pancia sta cocendo
sotto il sole caldissimo, muove le zampe cercando di rivoltarsi,
ma non ci riesce. Non senza il tuo aiuto, ma tu non la stai aiutando.
 
Il labbro superiore di Simcam trema.
       
SIMCAM
Che significa che non la sto aiutando?      
       
HOLDEN
Significa che tu non la stai aiutando! Perché, Simcam?
 
Simcam sembra sconvolto e sorpreso. Gli indici sul computer si muovono appena. Holden fa per prendere qualcosa dal interno del suo vestito. Ma Simcam è più veloce. Il suo LASER buca lo stomaco di Holden. Al contrario di un proiettile un laser non crea impatto. Attraversa la spina dorsale di Holden ed esce da dietro pulito come un fischio.
Holden cade oltre il tavolo battendo rovinosamente sul pavimento. Simcam sta già andando via. Poi si ferma, e con un leggero sorriso di soddisfazione SPARA alla macchina sul tavolo.

C’è un lampo e uno sbuffo di fumo. The Voight-Kampff è danneggiata ma non distrutta; Simcam esce dalla stanza. Una delle luci della macchina comincia a sfavillare, debolmente ma in modo regolare.
Simcam è in lacrime.
SIMCAM
Io la volevo aiutare quella cazzo di tartaruga!

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